Nel nostro viaggio di presentazione dei consorziati, per conoscere realtà e nuovi punti di vista rispetto alla scelta di aderire al progetto di Obiettivo Sport e Salute 4.0, abbiamo oggi incontrato Matteo Gai che dal 2018, sotto la Presidenza di Francesca Leone (Presidente in carica attualmente), ricopre la carica di Direttore Generale della Asd Rari Nantes Imperia 57, certamente una delle realtà più significative della Liguria. L’orgoglio ed il senso di appartenenza non gli mancano: “Sono socio dal 2011. Ero molto giovane in Rari – sotto la presidenza di Silvio Todiere – ci dice Matteo – appena finita l’università, ma già nel 2013 sotto la Presidenza di Luca Ramone sono diventato Responsabile amministrativo e ho iniziato a dedicar tutto il mio tempo in Rari occupandomi principalmente della parte gestionale e amministrativa.” Anni importanti per la Rari Nantes Imperia, quelli tra il 2012 ed il 2015, quando con la pallanuoto femminile ha conquistato il Campionato italiano e 2 Coppe LEN/LEN Euro Cup 1 Supercoppa LEN – “i massimi obiettivi che una società sportiva possa perseguire” precisa.
Matteo, come mai una società come la Rari Nantes Imperia, con una storia ed una identità così forte, ha scelto comunque di legarsi ad altri soggetti, nel Consorzio O2S4.0?“Per diverse ragioni: fare rete con società da sempre vicine in modo da trovare sinergie, aumentare la massa critica in merito ai rapporti con le istituzioni e con i fornitori, condividere risorse e competenze. Il Consorzio raggruppa eccellenze in ambito di gestione sportiva e si avvale della consulenza di professionisti di elevato profilo. La possibilità di accedere a questo tipo di competenze e di risorse può rivelarsi di vitale importanza per una società sportiva.”
C’è stato un momento preciso durante il quale vi siete resi conto che far rete era necessario?“Beh, la convinzione che l’unione faccia la forza era già molto forte anche prima della pandemia, quando si è iniziato a far parte del Comitato Insieme si Vince. Gli effetti della pandemia hanno reso ancora più chiara l’importanza di non agire (e sentirsi) soli. Il mondo era cambiato e complicato ancor più la gestione di impianti natatori, soprattutto quelli grandi come il nostro. Complessità dovuta a costi di gestione elevati e che possono esser contenuti solo con investimenti mirati. Il dialogo con gli altri consorziati ci ha ad esempio permesso di orientarci verso la scela di una impiantistica ad alto tasso tecnologico, che consenta di poter aver utenze sotto controllo, principalmente gas ed energia elettrica.”
Quali sono, secondo voi, gli ambiti di collaborazione che ci attendono?“Le aspettative per il futuro sono quelle di contare sul Consorzio quando nel 2026 scadrà la concessione col Comune di Imperia e si dovranno ipotizzare nuovi scenari e forse andare a gara d’appalto. Inoltre, credo che bisognerebbe provare ad avere fornitori unici di gas e energia elettrica. Offrendo significative quantità di kw e metri cubi di gas, si potrebbero ottenere prezzi molto inferiori.”
E quali sono gli scenari del settore, dal vostro punto di osservazione?“Continuo a vedere la necessità di rendere le società sportive che gestiscono gli impianti: più strutturate come imprese capaci di generare risorse che consentano gli investimenti sulla parte sportiva. Quando un socio privato immette nella società risorse proprie, le società sono vulnerabili a possibili cambiamenti di scenari. Imprevedibili. Creare invece società virtuose e indipendenti da fattori esterni, consentirebbe di poter strutturare lo sport su proprie risorse, non dovendo basarsi su aiuti esterni, che spesso sono a spot e non consentono una vera e propria strategia nel lungo periodo. Questa è una mia personale visione, che arriva sicuramente da una forma mentis più di stampo aziendale,”- precisa – “ma anche dall’osservare un contesto dove le risorse sono sempre più scarse. L’unica soluzione è strutturarsi come vere e proprie aziende capaci di creare valore: certo bisogna saper implementare il giusto connubio tra gestione commerciale e gestione sportiva all’interno delle società. Non è un lavoro semplice e per ottenerlo bisogna professionalizzare un settore, che non può andare avanti solo con la passione di molte persone. La passione credo sia molto importante, ma da sola non basta.” Parola di chi la passione la mette ogni giorno, con professionalità.



